Non ancora del tutto smaltita la quantità di bufale sparate a mezzo social sull’argomento dell’anno, COVID-19, ecco che i campioni della tastiera hanno trovato un nuovo obiettivo per dare spazio a fantasie delle quali, a onor del vero, se ne faceva anche a meno.

Una donna professionista della cooperazione internazionale, per chi non lo sapesse si è laureata in una scuola per mediatori linguistici per la sicurezza e la difesa sociale, con una tesi sulla tratta di esseri umani, è da qualche giorno bersaglio di notizie false e denigratorie che lasciano a dir poco senza parole.

Davanti a tutto ciò non riesco a darmi una spiegazione logica, che probabilmente non esiste, e dopo i tanti buoni propositi, gli “andrà tutto bene”, i “ritorneremo migliori di prima”, rimango molto perplesso sulla direzione che stiamo prendendo come umanità.

Forse non ci meritiamo persone come Silvia Romano, che dedicano vita e professionalità a cercare di contribuire a costruire un mondo più giusto. Forse ci meritiamo chi grida falsità rilanciate a tutto volume a mezzo stampa e social, per qualche punto percentuale in più di consenso. Forse siamo dove siamo perché è il posto che ci siamo meritati. Allora chiudiamo le frontiere e costruiamo muri, ma non per proteggerci da chi sta fuori ma per proteggere loro dalla nostra meschinità e piccolezza.

E come scrive saggiamente in un tweet @spinozait: “Davvero originale l’idea di far riavvicinare Silvia Romano al cristianesimo attraverso la crocifissione”. Amen

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